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mercoledì 25 gennaio 2012

Basco Vaira Fez Bersaglieri


Per tutti gli appartenenti alla specialità dei Bersaglieri, è stato istituito il nuovo basco con fregio sottopannato esposto in figura.

Il Basco Bersaglieri, realizzato in feltro di lana, adotta un bordo in gross-grain (antisudore) alto 2 cm., fregio su panno cremisi e piumetto corredato di supporto metallico, per il fissaggio al fregio applicato su fondo cremisi, di forma quadrata, che misura 8 cm. x 8 cm.

Il fregio è inserito in un cerchio metallico di 4 mm. di spessore e di 5,6 cm. di diametro è posizionato centralmente alla sottopannatura. La fettucci che scorre dentro l'orlatura del gross-grain e che viene lasciata cadere con i due tratti terminali di 8 cm. circa è di colore blu.

Il basco è indossato con le uniformi di Servizio e in mimetica da parte di tutte le categorie di personale appartenente alla specialità bersaglieri: Generali, Ufficiali, Sottufficiali, Graduati e Militari di Truppa.

Il berretto rigido è indisosato con l'uniforme ordinaria dal Ruolo Sergenti, Marescialli e Ufficiali.

Il fez sarà residualmente impiegato dai Militari di Truppa e Volontari in Servizio Permenente con l'uniforme ordinaria o di Servizio, ad esclusione delle uniformi per servizi armati e per le le Grandi Uniformi, in cui sarà indossata la vaira, il tradizionale cappello piumato dei bersaglieri.

sabato 14 gennaio 2012

Bandiera Savoia


Casa Savoia è stata costituita nei primi anni dell'11° secolo nella storica regione francese denominata "Savoia". Attraverso una graduale e progressiva espansione, da piccola contea diventa una regione che governerà, tramite Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II le sorti del Regno d'Italia dal 1861 fino alla fine della seconda guerra mondiale.

L'ultimo monarca ha governato per un paio di settimane prima di essere rovesciato da un referendum popolare e con l'insediamento della nuova forma di governo repubblicano.

Il nome Savoia deriva dunque dall'omonima regione storica Savoia in quello che oggi corrisponde al territorio compreso fra la Francia e l'Italia. L'espansione e la sopravvivenza del regno sabaudo non si è basato su conquiste spettacolari, ma su una graduale espansione territoriale attraverso matrimoni e acquisizioni politiche.

Il casato discende da Umberto I , conte di Savoia (Umberto I "Biancamano"), (1003-1047 o 1048). che, già signore delle contee di Savoia (1003), di Belley, Sion e Aosta, al disgregarsi del regno di Borgogna (1032) si schierò dalla parte di Corrado II ottenendone in premio la contea di Moriana in Val d'Isère ed il Chiablese (ca. 1034).

A lui succedettero i figli Amedeo I detto Coda (m. ca. 1051) e Oddone (m. 1060) che, sposando Adelaide degli Arduini, figlia ed erede di Olderico Manfredi - signore di Torino, Susa, Ivrea, Pinerolo e Caraglio - ingrandì notevolmente i suoi domini in Piemonte. Da lui nacquero Berta (1051-1087) e Adelaide (m. 1079), future mogli rispettivamente di Enrico IV e di Rodolfo di Svevia, e i successori Pietro I (ca. 1048-1078) e Amedeo II (m. 1080) che esercitarono però un potere più che altro nominale, giacché l'effettivo governo dello Stato rimase nelle salde mani di Adelaide fino alla sua morte.

La Corona passò quindi in linea diretta maschile a:

Umberto II il Rinforzato (m. 1103) che si vide usurpare molti dei territori piemontesi da ribelli e pretendenti all'eredità di Adelaide;
Amedeo III (ca. 1094 - 1148), la cui sorella Adelaide (1092 - 1154) sposò nel 1115 il re di Francia Luigi il Grosso e la cui figlia Matilde (o Mafalda; m. 1158) andò in moglie ad Alfonso I del Portogallo (ca. 1146;
Umberto III il Beato (1136 - 1189), fieramente avverso al Barbarossa e per questo messo al bando dell'Impero
infine a Tommaso I (1178 - 1233) che, nominato vicario imperiale da Federico II (1225), iniziò a ristabilire i domini della casata in Piemonte e ampliò i possessi d'Oltralpe.

Alla morte di Tommaso I gli antagonismi da tempo serpeggianti tra i membri della famiglia portarono (1233) alla divisione dei possedimenti tra Amedeo IV (ca. 1197 - 1253) - che mantenne, oltre al dominio diretto sui beni d'Oltralpe, la superiorità feudale e il titolo di conte di Savoia - e Tommaso II, suo fratello, che ricevette dal primo le terre d'Italia da Avigliana in giù e assunse il titolo di principe di Piemonte.

Ad Amedeo IV, la cui figlia primogenita Beatrice (m. ante 1259) aveva sposato nel 1247 Manfredi di Hohenstaufen poi re di Sicilia, succedette Bonifacio (1244 - 1263), sotto reggenza della madre Cecilia del Balzo sino al 1259; alla sua morte gli subentrò (contro la volontà del padre che aveva stabilito gli succedesse Tommaso II, figlio primogenito di Tommaso I) prima lo zio Pietro II detto il Piccolo Carlo Magno (1203 - 1268) e poi Filippo I (1207 - 1285), fratello del precedente.

Dopo di lui salì al trono nel 1285 Amedeo V il Grande, (1252/53 - 1323), figlio secondogenito di Tommaso II, ma le opposizioni dei parenti a lui contrari vennero sopite soltanto in seguito a una decisione arbitrale del 1285 che portò a un'ulteriore divisione dei beni della casa. In base ad essa ad Amedeo V e ai suoi discendenti maschi venne infatti riconosciuta la contea di Savoia e la superiorità feudale su ogni ramo della famiglia; il paese di Vaud venne assegnato al fratello di Amedeo, Ludovico I (1250 - 1302), che diede in tal modo origine alla linea dei Savoia-Vaud - estintasi poi nel 1359 quando Caterina (m. 1373), figlia di Ludovico II (ca. 1269- 1348), cedette per denaro i suoi possessi ad Amedeo VI -, e una parte del Piemonte (gli altri due terzi rimasero nominalmente ad Amedeo V) venne confermata al nipote di Tommaso II, Filippo I (1274 - 1334), iniziatore della linea che fu detta dei Savoia-Acaia in seguito al suo matrimonio (1301) con Isabella di Villehardouin erede del Principato di Acaia.

Ad Amedeo V succedettero i due figli maschi: prima Edoardo il Liberale (1284 - 1329) e poi Aimone il Pacifico (1291 - 1343), mentre una delle loro sorelle, Anna, nel 1326 andò in moglie ad Andronico III Paleologo imperatore bizantino.

Dopo Aimone, la cui secondogenita Bianca nel 1350 sposò Galeazzo II Visconti, salì al potere nel 1343 Amedeo VI detto il Conte Verde (1334 - 1383), marito di Bona di Borbone e abile politico che nel 1359 riuscì a riannettere alla Corona le terre di Vaud.

Il rapporto fra lo Stato italiano e gli ex sovrani d'Italia venne sancito dalla XIII disposizione transitoria della Costituzione della Repubblica Italiana, approvata dall'Assemblea Costituente il 5 dicembre 1947, con 214 voti favorevoli e 145 contrari su 359 votanti. Tale disposizione recitava:

« 1. I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive.

2. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.


3. I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli. »
(Costituzione della Repubblica Italiana)

Nel 1987 il Consiglio di Stato accolse la richiesta di Maria José di fare rientro in Italia, considerandola non più "consorte" ma "vedova" di un ex re, mentre nel 2002 Camera dei deputati e Senato approvavano la legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1, facendo esaurire gli effetti giuridici dei primi due commi della suddetta XIII disposizione transitoria. Nel novembre 2007, i legali di Casa Savoia inviano al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Romano Prodi una richiesta di risarcimento per l'esilio di circa 260 milioni di euro.

Emanuele Filiberto dichiara che tutti i soldi verrebbero usati per creare una
fondazione volta all'aiuto dei bisognosi. Il duca Amedeo di Savoia-Aosta invece si dichiara contrario all'iniziativa dissociandosene.

venerdì 30 dicembre 2011

Pistola a Salve Scacciani Beretta 85 92 98


Ci sono tanti modi per festeggiare il capodanno; tra feste, cenoni e fuochi d'artificio sono immancabili anche i tradizionali botti che, peraltro, nelle mani di persone senza scrupoli, creano, immancabilmente, un'autentica scia di sangue, un vero e proprio bollettino di "guerra" con feriti e - nei casi più estremi - perfino di morti.

Una soluzione certamente sicura e divertente durante questi festeggiamenti è la pistola scacciacani o, se si preferisce, pistola a salve, di cui ci siamo già occupati in un precedente post.

Parliamo ora dell'ormai celebre e fedele riproduzione della Beretta, prodotta dalla fabbrica d'armi Pietro Beretta Spa di Gardone Val Trompia, nota in tutto il mondo per essere anche la più antica fabbrica di armi da fuoco tutt'ora attiva.

La Beretta 92, dopo essere stata adottata dall'esercito USA in sostituzione della Colt M1911, è divenuta un'arma universalmente nota.

In Italia, nel mercato civile, è commercializzata come Modello 98FS ed è in un calibro differente rispetto al modello 92 disponibile invece esclusivamente per le forze dell'ordine e le forze armate.

L'attuale modello 92 FS costituisce il risultato di una costante attività di evoluzione e aggiornamento della 92 che, su espressa richiesta delle forze armate Americane, viene migliorata dalla casa bresciana con maggiore robustezza del carrello e l'aggiunta di una sicurezza passiva al fine di evitare che il carrello, in caso di malfunzionamento dell'arma, potesse essere proiettato all'indietro e colpire l'operatore.

La Beretta 92, del peso di 1100 gr, vincitrice del bando di concorso dell'esercito americano, è ancora oggi in servizio come arma da fianco dei soldati USA, ma anche dei Carabinieri, Polizia, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Esercito Italiano e Guardia Costiera.

giovedì 22 dicembre 2011

Giubbino Bomber MA-1


Il giubbino bomber MA-1 è stato progettato dall' Air Force statunitense come giubbino volo da usare tutto l'anno.

La produzione degli MA-1 avviene con tessuti di altissima qualità in nylon e interfodere in poliestere che offrono al pilota la più ampia protezione verso le condizioni climatiche particolarmente ostili, incontrate in fase di volo, e, contemporaneamente, di indossare il giubbino senza alcuna difficoltà anche durante la stagione estiva.

Nel corso della sua lunga storia di utilizzo, l' MA-1 ha subìto svariate modifiche al progetto iniziale (il cosiddetto Fly Jacket B15 interamente realizzato in cotone), ma il suo design classico e altamente funzionale è rimasto fondamentalmente inalterato.

Alle specifiche costruttive, contemplate nell' "US Military Specification "MIL-J-8279" sono state, infatti, periodicamente apportate modifiche dalla Air Force, che come detto ha dapprima modificato il tessuto (da cotone in nylon); successivamente ha introdotto nuove tecniche di cucitura, per poi passare ad una progettazione della giacca maggiormente adatta ai nuovi abitacoli dei velivoli.

MA-1 è dunque il risultato delle Military Specifications Avio1: infatti all'originario Mil-J-8279 hanno fatto seguito le J-8279A, 8279B-J, J-8279C, nei primi anni ottanta la J-8279F.

L'MA-1 è stata prodotto nei colori verde salvia e blu notte. Quest'ultima versione era il colore originale usato dai militari, presto però sostituito dal verde, presumibilmnete perchè più adatto a favorire il camuffamente del pilota nella protezione a terra durante la guerra in Corea.

Per gli appassionati del settore, il giubbino bomber MA-1 è oggi parte integrante dell'abbigliamento civile, capace di coniugare confort e funzionalità-

sabato 3 dicembre 2011

Fucile Softair VSR MB10D


La WELL, punto di riferimento x gli appassionati del softair, è indubbiamente una delle marche più apprezzate nel settore ASG.

Esaminiamo quest'oggi un altro prodotto della casa del sol levante parlando del nuovo modello VSR MB10 Tactical, colore simil-legno con hop up regolabile utile a incrementare la portata di tiro del fucile softair.

Il peso del fucile è di 3,5 kg. e si sviluppa per una lunghezza complessiva quasi 1,2 mt. Il gear-box e la canna sono in metallo, mentre la struttura esterna è in polimero.

Il caricamento manuale di pallini da 6 millimetri, avviene manualmente a colpo singolo con molla rinforzata da 15 kg di resistenza. La portata di tiro è di 50metri circa.

Il fucile è corredato di caricamento rapido (bb-loader), sonda per la pulizia della canna, cinghia a tracolla, due slitte per gli innesti di ottica (3-9x40) e bipiede in metallo che completano il modello proposto, qui raffigurato, ed il caricatore da 25 colpi.

sabato 26 novembre 2011

Basco Eliportati Cacciatori Carabinieri


Lo Squadrone Eliportato Cacciatori dell' Arma Carabinieri nasce nei primi anni 90 come reparto speciale territoriale operativo in Calabria fortemente impegnato nell'attività di contrasto alla criminalità organizzata locale e che ha acquistio un elevato profilo professionale nelle atttività d'indagine antisequestro e di ricerca dei latitanti appartententi alla 'ndrangheta.

I baschi rossi dell'Arma, unico reparto ad indossare il basco qui raffigurato, prestano servizio attraverso gli elicotteri di stanza all'aeroporto Luigi Razza di Vibo Valentia. Tali velivoli garantiscono infatti rapidità d'intervento e agilità di spostamenti sugli impervi territori dell'aspromonte.

L' unita' operativa minima dello Squadrone e' costituita dalla Squadra, responsabile su di una propria "zona d' operazione", nella maggior parte dei casi corrispondente al territorio controllato da una famiglia criminale dominante.

Ogni Squadra può venire impiegata in due modalità principali: missioni autonome o S.A.T. (Supporto all'Arma Territoriale). Nel caso di missioni autonome, la Squadra effettua attività di indagine e raccolta informazioni, appoggiandosi ai diversi Comandi competenti per territorio. La Squadra ha il compito di pianificare settimanalmente tipologia, modalità e tempi dei servizi da effettuarsi, relazionando poi dettagliatamente al Comandante di Plotone e di Squadrone, che ne autorizzano le attività.

In occasione delle missioni S.A.T., precedentemente all'intervento richiesto, viene effettuata attività di studio del problema, la ricognizione dell'obiettivo e viene infine pianificata l'attività di concerto con il Comando richiedente il supporto. n casi di emergenza od al verificarsi di sequestri di persona, il reparto può mobilitare un Plotone o l' intero Squadrone se necessario, realizzando un particolare piano di controllo del territorio (piano antisequestro), costituito da una rete di P.O.A. (Posti di Osservazione e Allarme) notturni e/o diurni, un piano di pattugliamento, rastrellamenti coordinati, vigilanza eliportata, posti di blocco e posti di controllo.

Precedentemente, durante e successivamente allo svolgimento delle attività appena elencate, il raccordo informativo tra il Comando di Squadrone e i Comandi territoriali competenti non cessa mai, come anche il necessario raccordo info-operativo, coordinato dal Comando Regionale, che evita accavallamenti e duplicazioni di servizi. Ogni informazione raccolta e' collezionata, catalogata e condivisa con i reparti territoriali dislocati sul territorio. Operare nelle aree calabresi materialmente sottoposte al controllo capillare operato dalle famiglie criminali, assume aspetti che avvicinano di molto l'attività del cacciatore alle attività di interdizione d’ area ed esplorazione tattica.

Tra questi aspetti spiccano infiltrazioni ed esfiltrazioni di pattuglie nell'area delle operazioni condotte in condizioni di clandestinità, pattuglie che spesso operano sul terreno per più giorni consecutivi; la costituzione di pattuglie da ricognizione, il movimento prevalentemente notturno delle squadre, l’acquisizione prolungata degli obiettivi da "attaccare", la pianificazione accurata e la conduzione di "colpi di mano" sfruttando la massima sorpresa, irruzioni in casolari, ovili, anfratti naturali utilizzati come rifugio dai latitanti o presunti tali.

Molti aspetti dell'attività dei cacciatori ricalcano le operazioni di controinterdizione d'area. Ad esempio l'esecuzione di rastrellamenti per la ricerche di tracce di movimenti sospetti su vie di comunicazione ritenute sensibili, l'osservazione notturna e diurna di obiettivi, la realizzazione di reti di P.O.A., onde monitorare e controllare ogni movimento sospetto sull'area di interesse ed impedire così le più vitali comunicazioni tra gli affiliati ai clan, la realizzazione di P.O.A. attivi che in condizioni di sicurezza per gli operatori consentano il bloccaggio ed il controllo di soggetti in movimento sospetto per i sentieri sottratti alla vista ed al controllo.

venerdì 18 novembre 2011

Copriberretto nylon Carabinieri


Il copriberretto è sicuramente un'utility indispensabile per chi, esposto alle intemperie, presta servizio su strada, così come per coloro che, per ragioni cerimoniali o altro, sono obbligati ad assicurare la presenza sotto la pioggia.

Il copriberretto in nylon nero, ma disponibile anche nei colori blu, kaki, rosso o bianco rinfrangente per i corpi di polizia locale, serve a proteggere il berretto rigido dalla pioggia e ad evitare che l'acqua ne deformi la linea.

La calottina, impermeabile, è munita della classica finestra frontale per agevolare la visualizzazione del fregio e dunque l'identificazione del corpo d'appartenenza.

Il rapido montaggio e smontaggio è favorito dall'elastico che cinge per intero il copriberretto idoneo ad assicurare la migliore aderenza e copertura del copricapo stesso.

sabato 5 novembre 2011

Stivaletti Anfibi Laguna



Dopo un periodo iniziale di sperimentazione, l' Esercito Italiano ha adottato la nuova versione leggera di anfibi. Il modello Laguna è uno stivaletto di colore marrone (testa di moro), con tomaia in pelle di pieno fiore ed inserti in cordura (resistente alle abrasioni) idrorepellente e traspirante.

Gli anfibi Laguna hanno l'assorbimento dello shock nella zona del tallone e protezione al malleolo.

La suola è in gomma con mescola a densità differenziata, trattamento antiscivolo e antistatico; il puntale è rinforzato in gomma protettiva antibrina.

I moderni stivaletti militari sono infatti progettati per fornire una combinazione di sicurezza alla caviglia, protezione del piede ed un perfetto grip anche nelle condizioni ambientali più ostili.

Molti stivaletti militari incorporano oggi molte tecnologie impiegate per le calzature trekking, dalle membrane impermeabili/traspiranti con pannelli laterali in cordura che migliorano la ventilazione e il confort del piede. Anche le suole, grazie a densità differenziate di gomme, permettono un impiego intensivo senza determinare inutili affaticamenti al piede.

martedì 18 ottobre 2011

Nastri Tricolori per Inaugurazione


Per le inaugurazioni di nuove attività o per l'apertura di cerimonie civili è di rito il cosiddetto taglio del nastro tricolore.

E' consuetudine, infatti, aprire il festeggiamento con il taglio del nastro benaugurale impiegato per l'apertura di centri culturali, mostre, eventi soprattutto se - per conferire maggiore solennità alla manifestazione - vi è la presenza di autorità civili e/o militari.

Il taglio del nastro tricolore segue una serie di inaugurazioni che - soprattutto in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia - testimoniano l'organizzazione a tema di congressi, convegni e feste che abbiano per oggetto l' Italia e le sue istituzioni.

Il nastro, che può avere differenti larghezze (da 2,3 cm, ma sono disponibili anche i formati da 5 o ancora da 7 cm.) è prodotto in tessuto rayon per dare maggiore brillantezza e intensità ai colori.

mercoledì 21 settembre 2011

Ordine al Merito Repubblica Italiana - OMRI



L' Ordine al Merito della Repubblica Italiana, istituito con Lggge n. 178 del 3 marzo 1951, è destinato a premiare coloro che, siano italiani o stranieri, abbiano acquisito speciali benemerenze verso la nazione.
La suprema dignità dell'Ordine è incardinata nel Presidente della Repubblica. L'OMRI è retto da un Consiglio, presieduto dal Cancelliere e composto da 14 membri, presieduta anch'essa dal Cancelliere.

Entro il 28 febbraio di ogni anno ciascun ministero è tenuto ad inviare alla Presidenza del Consiglio le segnalazioni individuali corredate dalle istruttorie e viene stabilito il numero massimo di onorificenze da conferire. La cifra viene stabilita tenendo conto di due criteri: uno limitativo, per restringere il numero di conferimenti ed evitare, quindi, una'inflazione di insegne; il secondo, orientativo, in cui si tiene conto delle persone meritevoli "già in nota" presso i vari uffici di onorificenze dei vari ministeri.

Le segnalazioni per la concessione possono essere fatte da membri del Parlamento, ministri, direttori generali dei vari ministeri, da associazioni o da un gruppo di cittadini.

Fissato il numero, la Presidenza del Consiglio terrà per sè una cifra elevata di conferimenti e ripartirà i posti disponibili fra i vari ministeri, secondo un concetto di divisione non equo, in quanto tiene conto del fabbisogno di ciascuno, privilegiando i Minsteri dell'Interno e della Difesa.

L'aspirante all'onorificenza, prima di essere posto in elenco, dovrà subire una serie di indagini dettagliate tramite le Prefetture.

L'inchiesta considera tutti gli aspetti della personalità dell'aspirante, compreso il "grado di estimazione" che gode nel suo ambiente. La relazione, che dev'essere precisa, deve anche offrire un giudizio motivato con la massima obiettività sull'opportunità di conocedere o meno l'onorificenza.

sabato 17 settembre 2011

Terremoto Abruzzo SMOM 2009


Il Sovrano Militare Ordine di Malta ha istituito recentemente la medaglia commemorativa con nastro per i suoi volontari che abbiano partecipato alle operazioni di soccorso post terremoto in Abruzzo nel 2009.

Il nastrino rappresenta nell'elaborato grafico i colori dello smom con i colori della regione Abruzzo, che ha registrato un bilancio definitivo di 308 morti, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi ricoverati negli ospedali di Teramo, Avezzano, Chieti, Pescara, Ancona, Roma, Rieti, Foligno e Terni.

Il terremoto è stato avvertito su una vasta area comprendente tutto il Centro Italia, fino a Napoli, causando panico tra la popolazione, e inducendola a riversarsi in strada. La regione più colpita è stata l'Abruzzo, seguita dal Lazio. Alcuni lievi danni sono stati riscontrati nella zona di Ascoli Piceno, nelle Marche. Secondo le stime inviate dal Governo Italiano alla Commissione Europea per accedere al Fondo Europeo di Solidarietà, il danno ammonta a circa 10.212.000.000 €, avendo il sisma colpito direttamente una città e non una semplice zona rurale.

La Protezione Civile dichiara colpita dal sisma un'area o cratere sismico che comprende tutti i comuni in cui il terremoto ha fatto sentire i suoi effetti dal 6º grado in su della Scala Mercalli, lista di comuni che viene poi allargata di qualche unità su protesta di alcuni che dichiarano di aver subito danni rilevanti.

Al 9 agosto 2009 secondo la Protezione Civile gli sfollati erano 48.818, di cui 19.973 presso 137 tendopoli (in 5029 tende), 19.149 in alberghi e 9.696 presso case private. A questi vanno aggiunte 273 persone presenti in 9 campi spontanei.

Al 14 novembre 2009 il numero degli sfollati risultava pari a 21.874, di cui 671 in 17 tendopoli, 13.224 presso strutture alberghiere (delle quali 8.832 fuori della provincia dell'Aquila) e 7.979 in case private. Vi sono poi 4.764 persone che hanno avuto una sistemazione nelle C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) e 480 nei M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori).

Al 22 gennaio 2010 il numero degli sfollati risultava pari a 10.128, di cui 1.123 nelle caserme di Coppito e Campomizzi, 8.905 presso strutture alberghiere (delle quali 6.195 fuori della provincia dell'Aquila) cui vanno aggiunte le 12.056 persone che hanno avuto una sistemazione provvisoria nelle C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) e le 2.362 che l'hanno avuta nei M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori).

Il sisma ha apportato danni notevoli al patrimonio storico-artistico di cui era particolarmente ricca la Città dell'Aquila: tutte le chiese (più di un centinaio), a partire dalle più importanti basiliche, sono state dichiarate immediatamente inagibili per lesioni o crolli importanti assieme a palazzi storici nel centro storico compreso il Forte spagnolo, uno dei simboli della città.

Alla luce dei danni e delle vittime il sisma risulta il 5º terremoto più distruttivo in Italia in epoca contemporanea dopo il Terremoto di Messina del 1908, il Terremoto di Avezzano del 1915, il Terremoto dell'Irpinia del 1980 e il Terremoto del Friuli del 1976.